Devo indubbiamente ringraziare la letteratura e l’amore per la lettura, se ho incominciato a viaggiare. Il mio primo soggiorno all’estero l’ho trascorso in Inghilterra, avevo 18 anni e la testa piena di romanzi ottocenteschi. Erano talmente tanti che parlavo inglese come la nonna di Jane Austen…

Durante l’università ogni risparmio era destinato ad un biglietto aereo, che per me voleva dire libertà, stupore ed emozione. A farmi da guida sempre le storie lette e come un rincorrersi di nuvole, ogni libro mi portava alla scoperta di un posto ma dopo ogni viaggio avevo fame di storie dei luoghi appena vissuti.
Un esempio? Ho letto spesso raccolte di leggende celtiche o fiabe irlandesi e così alla prima occasione sono partita per l’Irlanda. Ovviamente ne ho subito il fascino ed ho iniziato, dopo quella prima visita, a leggere romanzi contemporanei ambientati nella Terra di Smeraldo. Risultato? Ci sono stata altre 2 volte.

Non sempre ho la fortuna di avere tempo e denaro per girare il mondo, non tanto quanto vorrei almeno e soprattutto il pianeta è così grande che preferisco visitare posti nuovi che esplorare sempre le stesse contee ma non disdegno mai un invito a fare la valigia, chissà quali avventure mi aspettano. Non so se capite cosa intendo. Quella sensazione di essere in un luogo sconosciuto eppure poter dire ah sì ecco la libreria dove lavorava Esme” e allo stesso tempo “wow, è così strano essere a New York per la prima volta ma sentire di esserci già stata”.
Poi alla fine del viaggio se hai una fervida fantasia come la mia, non sarà facile lasciare le suggestioni al check out. Riportandole come souvenir non ci sarà destinazione migliore di una pagina bianca dove conservarle. Ho decine di diari di viaggio in proposito e qualcuna di quelle pagine è diventata poesia, romanzo, racconti. Parole alimentate dal movimento, spostamenti suggeriti dalle storie lette e luoghi che dialogano con i libri, formando un circolo perpetuo che nella mia immaginazione è vita.

