Scozia: pioggia, tombe, castelli e altri cliché

Non so esattamente quando è iniziata la mia conoscenza letteraria della Scozia, forse proprio alle scuole medie con Macbeth di William Shakespeare ma ricordo bene che è stato amore a prima vista. Il clima umido, la pioggia fitta, il sole basso, la brughiera silenziosa, i villaggi austeri e misteriosi, insomma decisamente pane per i miei denti anti caraibici. Anche omicidi e fantasmi però hanno fatto la loro parte nell’opera di fascinazione. Fatto sta che finalmente un mese fa ho potuto visitare Edimburgo e cercare conferma alle mie domande.

Tutto perfettamente all’altezza delle mie aspettative. Castelli medievali e palazzi reali, anche uno yacht mitico come il Britannia su cui commuovermi. Un paio di mezze giornate di pioggia vissute a passeggio senza ombrello, proprio come una local. Le gocce fredde decise ad inzuppare il mio giubbino water resistant ed io persa tra le vie della Old Town manco fossi Claire Beauchamp. Quante volte leggendo la saga di Outlander di Diana Gabaldon mi sono chiesta perchè, perchè stare sotto la pioggia a rischiare una polmonite. Poi ne saggio il fascino e capisco. Lasciarsi intimidire dalla pioggia in Scozia vuol dire disdire ogni ora i propri piani, meglio farsela amica e conviverci come fosse semplice vapore.

La mia visita mi ha vista anche intenta in una caccia al tesoro nel cimitero di Greyfriars, in cerca delle famigerate tombe che ispirarono J.K. Rowling. Thomas Riddle e William Mcgonagall. Neanche qui la pioggia ha avuto la meglio. Anzi l’atmosfera era così creepy che uno scroscio ogni tanto ci stava bene, per incoraggiarmi a cercare riparo tra le tombe divelte.

Purtroppo non mi sono potuta allontanare troppo per visitare la brughiera. La verità di Corrag di Susan Fletcher me ne ha messo una gran voglia. Nè è stato possibile esplorare la cappella di Rosslyn, che il Codice da Vinci di Dan Brown ha reso celebre. Ho dovuto necessariamente ripiegare su altri scenari. Sulle suggestioni di libri davvero diversi e che non leggo da un pò ma che forse è tempo di rispolverare, perchè un buon romanzo ben scritto ed evocativo è un amico che anche dopo anni ancora sa farti compagnia.

Immaginate però un giardino botanico in pieno autunno. Una foresta di alberi svettanti sulla città. Prati verdi e folti, un cottage di pietra da cui esce profumo di cannella. Entro, mi siedo accanto alla finestra. Ordino tè e scones. Guardo le foglie gialle cadere a terra lente sospinte dal vento del nord. Ogni tanto una goccia tremola sul vetro. Sorseggio il liquido ambrato tenendo la tazza calda tra le mani. Il vociare del locale mi culla verso immagini che custodisco in qualche meandro della mia mente. Profumo di timo, Solstizio d’inverno. Sì, Rosamunde Pilcher. E’ nei suoi libri che ho letto di una Scozia accogliente e lenta, pigra, capace di lenire il mal d’amore con una coperta calda ed un caminetto acceso.

Sorrido alla finestra. Leggi, viaggia e scrivi di ciò che vedi, di ciò che provi, di quel che resta dentro e di quel che cerchi fuori di te. In ogni viaggio che faccio cerco un pò di quel che ho letto. In ogni lettura porto le emozioni di ciò che vedo in viaggio. E poi scrivo, annoto, appunto, rielaboro, faccio mio e custodisco come tesoro ogni scatto che il mio cuore fa di luoghi ed emozioni che saranno le pagine della mia vita.

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