Terra Santa, tra Israele e Palestina, sulle tracce del libro sacro.

Un leggiviaggiascrivi classico ma che fa un po’ sorridere, perché il libro in questione, anzi i libri che mi hanno fatto venire voglia di visitare Israele e la Palestina, sono proprio l’Antico Testamento e i Vangeli, sì proprio la Bibbia. Ammetto di non aver letto a mia memoria un romanzo ambientato laggiù ma la potenza del libro sacro per i cristiani ha influenzato la mia immaginazione per almeno 20 anni, abbastanza da creare il mito della Terra Santa, non tanto come devota quanto come curiosa.

La prima volta sono entrata a Gerusalemme dalla Giordania. Avevo già calpestato i sentieri del Monte Tabor e bagnato le mani nel Giordano. Restava il tempo solo per una visita veloce. Ore in attesa sul King Hussein Bridge (Allenby Bridge), ore al check point, poi finalmente la vista dal Monte degli Ulivi, Emozione da togliere il fiato. E’ stato subito chiaro che la Città Santa per me è proprio come narrano nei libri, affasciante, misteriosa, bellissima. Se fossi stata un re probabilmente anche io avrei voluto liberarla e farla mia. La giornata è trascorsa tra Betlemme e la Cittadella. Natività, Sepolcro, Muro Occidentale. Un tour classico sotto il cielo plumbeo di gennaio. Troppo freddo, troppo buio, troppo veloce per bastarmi.

Tre anni e mezzo dopo eccomi di nuovo in viaggio. Questa volta un’intera settimana per esplorare ed emozionarmi come si deve. Gerusalemme mi ha accolta con il sole, le case bianche, le strade pulite, musica nelle piazze, locali affollati e tanti tanti giovani. La commozione alla Yad Vashem, l’intensità al Muro del Pianto, dove mi sono mescolata con le donne in preghiera e l’immensità della Cupola della Roccia, con i suoi bagliori dorati volti verso il cielo, un richiamo spirituale irresistibile. Molta suggestione ma anche magia. Quella terra calda, gialla, arsa e testimone di infinite storie. La voglia di carpirne alcune, la difficoltà di inserirsi in un contesto difficile e restare al margine, spettatrice fortunata che non può ben comprendere.

Il viaggio è proseguito verso Tel Aviv, con i suoi grattacieli grigi, il mare cristallino, la confusione colorata del Carmel Market, il fruscio delle palme che ombreggiano le spiagge infinite di sabbia argentata. Il silenzio surreale dello Shabbat, strade deserte e lo spaesamento dopo il tramonto, di un cielo mediterraneo rosso come chicchi di melograno. La vita che riprende e tu non sai come farne parte, una città esigente, elitaria, moderna, veloce. Dall’antichità Tel Aviv è già proiettata verso il futuro. Non so spiegarlo bene, è una sensazione ma è tangibile che lì, si vive un po’ più in là nel tempo. Sentirsi a casa a Jaffa, dove si griglia nel parco in attesa che dal mare sorga un pezzettino di luna. Un monopattino sfreccia sul lungomare ed io ho il cuore pieno di domande. Il vento caldo me le sussurra e poi me le impiglia fra i capelli. Potevo solo lasciare quella terra, con la promessa di tornare per capire.

C’è una città bianca con le strade lastricate di pietra dove puoi sovrapporre i tuoi passi a quelli dei profeti. Ti condurranno ad un muro leggendario sopra cui corre una galleria di legno che porta al paradiso. Ci sono uomini e donne con il capo coperto in segno di rispetto per un cielo sotto il quale la sera i giovani brindano alla vita, mentre agli angoli delle strade c’è chi suona melodie che danzano nel vento.

C’è un tram che porta ad un giardino pieno di carrube ed ulivi che sono stati piantati perché il mondo è pieno di persone giuste per fortuna, anche se i binari di quel treno puntano all’infinito e non sai come finirà. C’è speranza perché entrando nella stanza buia hai avuto paura finché non ti sei accorta che tutte quelle stelle hanno finalmente trovato uno scopo e brillano per non farti dimenticare.

Ci sono spiagge di sabbia morbida, grattacieli che ti confondono tanto che credi di essere in America, surfisti con la kippah, monopattini che sfrecciano verso un futuro così nitido che ti senti tu quella antica. C’è gente che si gode il sole tra le palme, i tramonti sul mare visti dalla cittadella, il silenzio surreale di un sabato senz’auto, senza negozi, consacrato alla famiglia che passeggia sul molo.

C’è quella ventenne che instagramma un hamburger kosher da Mcdonald. Ti smarrisci un po’ mentre fissi il mitra nero che tiene sulle gambe poi ripensi a quella terra arida profumata di incenso e rosmarino, terra di latte e miele che si getta nello splendido mare turchese e capisci come mai tutti la vogliono possedere ad ogni costo, anche al prezzo della pace.

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