
Un leggi_viaggia_scrivi a regola d’arte è quello che mi ha portata in Irlanda. Non so come, non so perché ma negli anni ’90 la terra di smeraldo andava di moda come l’isola che prometteva magia ed avventure per tutti gli amanti del folclore, così tra “Racconti di fate e tradizioni irlandesi” di Thomas C. Croker e il bellissimo “Fate” di David Larkin, io sono partita per la tangente. In fissa si dice. Volevo andarci a tutti i costi. Ma ho dovuto leggere anche l’esilarante “Due sulla strada” di Roddy Doyle per farmi un’idea più attuale e “P.S. I love you” di Cecelia Ahern per innamorarmi, prima di poter visitare per la prima volta Dublino. Eravamo nel 2005 e la capitale irlandese addobbata per Natale mi è sembrata la città dei miei sogni.


Tempo tre mesi ho fatto le valige e sono partita di nuovo con un biglietto di sola andata. Alla seconda visita l’Irlanda è stata meno clemente con le mie aspettative. Se a Natale ho trovato il sole, a primavera ho avuto 35 giorni consecutivi, consecutivi giuro, di maltempo. Pioggia e addirittura neve, smentendo chi mi ha detto porta abiti leggeri che ormai è arrivata la bella stagione. Mi sono scoperta metereopatica e amante di Cecelia Ahern. I negozi di libri usati praticamente erano monopolizzati dai suoi romanzi, così mi sono sparata “Where rainbows end“, “Thanks for the memories“e un pò dopo anche “Il libro del domani“. Non tutti best seller eh, però lei era la figlia del primo ministro quindi vendeva anche solo per curiosità ed io avevo bisogno di rifugiarmi in storie a lieto fine ambientate in quel paese umido e caotico.


E a dirla tutta se devo essere sincera, la Ahern parla nei suoi libri di un’Irlanda più realistica di quella che immaginavo io. Niente fate e folletti, tante leggende ma pochi spiriti, piuttosto giovani alla ricerca di un futuro, una nazione rampante con voglia di emergere, lavoratori provenienti da tutta Europa con il desiderio di divertirsi e stare insieme. Niente male. Eppure il libro, credo pressoché sconosciuto che davvero mi ha fatto sognare, è stato quello che ho scovato indovinate un pò…in un giorno di pioggia in un negozio di una charity. “Only a paper moon” (per favore ditemi che qualcuno lo conosce) di Cristina Prisco. Probabilemnte nemmeno lei si ricorda di aver scritto il libro. Pure Amazon la snobba ma credetemi merita una trasposizione cinematografica, almeno una fiction in due puntate. Un romanzo ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, una storia d’amore assurda, romantica all’inverosimile ed emozionante. L’Irlanda che cercavo io.

Insomma ho letto, ho viaggiato ma era tutto diverso. Dentro di me un’esperienza forte ed indelebile, un paese meno romantico ma più frenetico del previsto, che mi ha lasciato tanta voglia di esplorare e scrivere. Nel 2008 sono tornata lassù per la terza volta. Quel maledetto cielo plumbeo ti segna per sempre e ti attira. Ho anche imparato ad amare la pioggia, a camminarci dentro, a respirarci attraverso senza sentirmi soffocare, senza apnea e senza tenere gli occhi bassi. Cose difficili che impari con gli anni o nascendo sotto la pioggia. Proprio in questo momento mi sto facendo istruire da Edward Rutherfurd. Mi fido di lui e con “I principi d’Irlanda” spero di far pace con questo paese grigio e verde, ruvido e luminoso, chiassoso e solitario. Perché? Perché voglio tornarci ancora, of course e più leggo, più viaggio.









