
Sono 10 anni che non vado a Madrid, eppure me ne sono innamorata. Molto più che di Barcellona. Anzi, dicono che chi ama l’una non sia molto appassionato dell’altra. Non so se sia vero, so che con la capitale spagnola è stato colpo di fulmine. Un leggi-viaggia-leggi ancora un pò.
Infatti avevo avuto un passaggio brevissimo da parte della Isabel Allende in “Paula“, romanzo così triste ed intimo da far passare in secondo piano qualsiasi location che non sia una terapia intensiva.
Altro giro veloce con il “Diario di un killer sentimentale” di Luis Sepùlveda. In questo libro ci si sposta parecchio, quindi anche quella volta Madrid non mi ha attirata più di tanto. Insomma era un luogo lontano dai miei pensieri finché non l’ho visitata.


Erano i primi di giugno, in Italia ancora non era scoppiata l’estate. Invece Puerta del Sol mi accolse in un pomeriggio caldissimo, con qualche tenda degli indignados ancora in piedi e la luce più promettente che avessi mai visto. Sol, Chueca, Malasana, Lavapiés, Paseo del Prado, Parque del Retiro. Insomma me la sono goduta un bel pò. Ho anche visitato uno dei musei che ancora considero tra i miei preferiti, il Thyssen Bornemisza. Ricordo bene che ho acquistato subito delle espadrillas con la zeppa per calarmi nell’atmosfera madrilena, ho letto un libro sotto l’ombra degli alberi in Plaza de Oriente, ho cantato con degli studenti seduti per terra a Manzanares, mi sono regalata un mattinata intera in un hammam da mille e una notte, ho pure speso una cifra vergognosa per una birra e due tapas nel bar preferito da Pedro Almodovar e mi sono fatta fotografare al Santiago Bernabeu abbracciata alla sagoma di Iker Casillas. Ma soprattutto mi ha rapita quell’aria da set novecentesco, l’eleganza dei palazzi, i viali aristocratici accanto ai quartieri popolari, le piazzette sterrate, i negozi di periferia con la mercanzia sul marciapiede. Una sorta di nobiltà verace.
Per forza quindi quando sono tornata ho cercato di leggere qualcosa ambientato a Madrid, qualcosa che fosse leggero, spensierato e vivace come i giorni trascorsi laggiù. Mi è capitato tra le mani il romanzo di Care Santos “Tre tazze di cioccolata“. Tre generazioni di donne, 300 anni di storia di Madrid. Sara ai giorni nostri, Aurora nell’800 e Mariana nel ‘700 mi hanno fatta passeggiare per le vie dell’amata città, sorseggiando cioccolata. Onore anche a Jorge Diaz con la sua “La collezionista di lettere“. Che delizia entrare ogni giorno a palazzo, sfrecciare per il Paseo e conoscere un vero risvolto della Prima Guerra Mondiale attraverso la vita di Bianca Alerces. Entrambi i libri sono stai excursus perfetti per rivivere i sapori, gli odori e la luce di Madrid. Sognando di tornare presto da quelle parti, cosa mi consigliate ancora di leggere?








