Slovenia, colpo di fulmine nella foresta

La Slovenia è stata un caso insolito di ViaggiaLeggiScrivi. Era l’estate del 2007 e non avevo la più pallida idea di dove andare in vacanza. Non riuscivo a trovare un volo economico, avevo solo una settimana a disposizione ma una voglia matta di visitare un posto nuovo non molto lontano e a dirla tutta non avevo nemmeno un gran budget. Ho esplorato la cartina dell’Europa e la Slovenia mi è sembrata proprio la meta che faceva al caso mio. Abbastanza vicina, immersa nella natura, economica e ricca di storia, anche se ne conoscevo davvero una piccola parte.

Il viaggio on the road di coppia mi ha portata dalle acque blu di Istria, al romantico Lago di Bled, dall’affascinante Ljubljana alla vivace Maribor, su e giù per castelli, grotte, orti e fienili. Un’avventura senza programma che mi ha sorpresa ad ogni chilometro. Chiedevamo ospitalità nei villaggi dormendo nelle case, avendo così la possibilità di conoscere persone semplici e fiere della propria terra. Per le soste non sono mai mancati boschi e prati, spigolose doline e trattorie alla buona. Insomma una country trip a regola d’arte.

Quando ormai credevo di aver visto tutti i siti di maggior interesse ed essermi riempita gli occhi di verde, ho letto un trafiletto sulla mia Lonely Planet. “Con una piccola deviazione nel territorio di Idrija, allontanandosi un po’ tra le montagne, è possibile visitare l’ospedale partigiano di Bolnica Franja“. Un brivido. Volevo andare a tutti i costi, anche se non immaginavo cosa fosse un ospedale partigiano. Così ci siamo inerpicati per quasi un’oretta verso la gola del fiume Pasice ed abbiamo lasciato l’auto sul ciglio della strada seguendo le indicazioni.

Durante il tragitto è stato come percorrere ad ogni passo un anno indietro nel tempo, finché dopo aver attraversato un canyon solcato da un torrente, superato passerelle e gallerie nascoste tra le rocce non sono sbucata nel 1945. Casette di legno, baracche a dire la verità, ben mimetizzate nella natura e ponti ad unirle, anche quelle costruite in bilico sul fiume. E dentro una cucina, una lavanderia, una sala operatoria, dormitori, una mensa, persino un apparecchio radiografico. Insomma l’alluvione che poi ha distrutto il museo (è stato ripristinato altre 2 volte) ancora non c’era stato e lì a Franja era tutto così autentico ai miei occhi.

Ricordo benissimo l’emozione, lo stupore di girare per il sito aspettandomi da un momento all’altro di veder comparire soldati feriti, partigiani, infermieri. Un set cinematografico ma deserto, tutto per me, che potevo immaginare, muovermi e ascoltare. La pioggia ci ha costretti ad andare via, altrimenti sarei rimasta chissà quanto. Mentre ripercorrevo la strada al contrario non ho potuto non pensare a chi aveva vissuto lì due anni, nascosto dalla vegetazione per curare i feriti della Seconda Guerra Mondiale, alle vite dei volontari, ai rischi, alle amicizie e perché no agli amori nati nelle avversità.

Poi è successa una cosa inaspettata. Durante la discesa nel fitto della foresta sono rimasta sola qualche minuto ed ho sentito tra il respiro degli alberi, le voci degli spiriti di Franja. E’ stata suggestione probabilmente ma la più magica della mia vita, qualcuno direbbe ispirazione. Il resto, come si dice, è storia. Ho cercato informazioni in molte biblioteche, online, ma ho trovato pochissimo materiale in italiano, così dopo due anni di approfondimenti, mi sono decisa ed ho scritto la storia romanzata di quelli che per me sarebbero diventati eroi, amici, creature a cui ancora oggi sono affezionata.

Sono tornata a Franja altre due volte, una giorno con un gruppo di lettori italo-sloveni, un giorno con mio marito, che proprio là mi ha chiesto di sposarlo. Insomma se per me quel bosco è stato amore a prima vista, credo di essere stata ricambiata da buoni auspici e stelle generose. Non avevo trovato un libro che mi guidasse in Slovenia, me lo sono scritto da sola: “Come la foresta ama il fiume – Storia di una Resistenza

Lascia un commento