Parigi val bene un romanzo (o forse più di uno…)

La letteratura francese è stata una tappa fondamentale del mio percorso di lettrice. Prima a scuola poi per diletto, soprattutto l’800 parigino ma non solo, mi ha accolta numerose volte dalle pagine ai boulevard, dalle parole alle barricate, facendomi rimbalzare dai dialoghi ai teatri, ai parchi ed i cafè, così che nel 2013 mi sono decisa a valicare le Alpi per verificare se davvero Parigi fosse tanto charmante, se l’atmosfera della capitale favorisse davvero l’amore, l’idealismo, gli alti e puri pensieri di libertà ed uguaglianza, la licenziosità e la lussuria.

Ho cercato, come faccio sempre, di ripercorrere le orma dei personaggi amati. A guidarmi principalmente i classici. Victor Hugo adorato come si può adorare un maestro saggio, 1000 pagine di pura sapienza e perfezione “I Miserabili“. Certo Parigi è cambiata dai tempi di Cosette e Mario ma indubbiamente certi scorci gli sarebbero piaciuti ancora ed io ho goduto nel passeggiare alle Tuileries, sedendo accanto alle fontane, fingendo di essere in attesa del mio spasimante.

Emile Zola con la sua povertà invadente e l’abbondanza nauseante mi ha guidata nei mercati con il cibo esibito, le bancarelle ricolme, colori e profumi che ho ritrovato solo in parte nei quartieri, dove ancora la merce è esposta anche seguendo un gusto estetico che appaga i sensi. “Il ventre di Parigi” e le ciliegie polpose a 18 euro, vasi ricolmi di peonie rosa già confezionate, ceste di frutta secca e dolci dall’odore appiccicoso. Qualcosa di simile in Rue de Seine ma niente in confronto alle Halles.

Poi la Parigi di Alexandre Dumas, società vivace e impietosa, dove gli amori sbocciano ma non sempre possono essere coltivati e protetti. Cara “Signora delle camelie“, mi è mancata la vita notturna, non ho potuto testare i bistrot, le sale da ballo, i concerti, il glamour e lo scintillio. Lo riservo per il prossimo giro. Ero in compagnia di tre simpatiche signore e non me la sono sentita di iniziarle all’assenzio.

Avrei voluto anche fare più “vita da artista” ma mi ripropongo di tornare. Sicuramente ho trovato conferma anni dopo in romanzi storici contemporanei come “Rosso Parigi” di Maureen Gibbon, che la città è una location speciale per drammi e commedie, per grandi storie e piccole avventure. C’è magia abbastanza perché qualsiasi cosa possa accadere e poi possa essere dipinta. Se si ha immaginazione come un lettore appassionato, non si tarderà a sentirsi in balia di una macchina del tempo.

Ed infine Jacques Prévert che mi ha riconciliata con l’idea di amore a Parigi. E’ stato facile vedere una coppia di innamorati nascosta in ogni portone. Anche io sono caduta vittima dell’incantesimo. Mi sono innamorata di ogni parigino assorto in attesa del metro, di ogni parigina con i capelli raccolti e la camicetta morbida aperta fino al seno, di ogni boulevard incorniciato tra i castagni. Insomma ho desiderato anche io essere un pò francese, per questo il mio bottino di viaggio è stato la nota guida di Ines De la FressangeParisienne chic“, acquistata ai magazzini Printemps. Se non sarò mai una francesina doc, potrò almeno imparare cosa significa per loro essere chic.

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